LINEE GUIDA EDUCAZIONE CIVICA: NODI IRRISOLTI di Carlo Petracca

Un cammino tortuoso ha avuto l’Educazione civica nel nostro Paese, anzi possiamo dire che questo insegnamento è stato completamente assente dalle nostre scuole, fatta eccezione per le due ore aggiunte a Storia nella sola scuola media dall’allora ministro dell’istruzione Aldo Moro con DPR n. 585 del 13.06.1958. Ha fatto ritorno, prendendo maggiore corpo, con i decreti legislativi applicativi della legge 53/2003, n. 59 del 2004 per il primo ciclo e n. 226 del 2005 per il secondo ciclo (Riforma Moratti) con il nome di Convivenza Civile, articolata in sei educazioni: Educazione alla cittadinanza, Educazione stradale, Educazione ambientale, Educazione alla salute, Educazione alimentare, Educazione all’affettività. L’impianto risultava affascinante a livello teorico, ma intriso di criticità, derivanti da interrogativi senza risposte: quante ore devono essere svolte? quali docenti sono responsabili dell’insegnamento? Si assegna il voto? Chi lo assegna?

Sappiamo che tutto questo impianto fu interrotto con l’arrivo dei ministri Berlinguer e De Mauro e poi con Fioroni: la Convivenza civile con le sei educazioni fu letteralmente soppressa a causa delle difficoltà e delle ambiguità sopra riportate, ma anche dal distanziamento politico con le innovazioni pregresse.

A fronte di questo vuoto legislativo, ma anche pedagogico e didattico, la legge n. 169 del 2008 (Gelmini) ha fatto risuscitare questo insegnamento, nelle scuole di ogni ordine e grado, con il nome di Cittadinanza e Costituzione, svolto in una  dimensione integrata in una disciplina (storico-giuridica, storico-sociale) e in una dimensione trasversale che coinvolge tutte le discipline. Fino ad oggi l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione è stato portato avanti dalle scuole attraverso una serie di progetti, anche encomiabili, ma non riconducibili a una proposta omogenea su tutto il territorio nazionale. Oltretutto non sono previste ore di insegnamento aggiuntive e non è richiesta alcuna valutazione.

Negli anni 2018 e 2019 vengono presentate numerose, ma differenti fra loro, proposte di legge da diversi partiti e istituzioni, ivi compresa l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Dopo una lunga negoziazione viene partorita la legge n. 92 del 20.08.2019 la quale introduce l’Educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado. La legge prevede che tale insegnamento: abbia un carattere trasversale in modo che siano coinvolte tutte le discipline; sia svolto per almeno un numero di ore annuali non inferiore a 33; sia nominato un coordinatore tra tutti i docenti interessati che coordini l’attività da svolgere nel corso dell’anno; sia assegnato una valutazione ad ogni alunno, come per qualsiasi altra disciplina.

La legge, all’art. 3, ha previsto che il Ministro fornisca per tale insegnamento le Linee guida che individuino “specifici traguardi per lo sviluppo delle competenze e obiettivi specifici di apprendimento, in coerenza con le Indicazioni nazionali per il curricolo delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, nonché’ con il documento Indicazioni nazionali e nuovi scenari e con le Indicazioni nazionali per i licei e le Linee guida per gli istituti tecnici e professionali vigenti…”.

Il Ministero a fine agosto del 2019 elabora le richieste Linee guida affinchè si potesse partire già dall’anno scolastico 2019/20, ma il CSPI esprime parare negativo sia perché i tempi erano ristretti sia perché in effetti, il documento, era una sintesi della legge e non forniva “Traguardi di competenze e obiettivi di apprendimento”. A fronte di tale situazione viene deciso di rinviare all’anno successivo l’introduzione ufficiale di tale insegnamento e si invitano le scuole a portarlo comunque avanti sotto forma di sperimentazione escludendo qualsiasi valutazione (settembre 2019).

GIUGNO 2020 NASCONO LE LINEE GUIDA, MA RESTANO NODI IRRISOLTI

Con decreto n. 35 del 22 giugno 2020 finalmente abbiamo le tanto attese Linee guida. Bisogna riconoscere alcuni meriti che sintetizzo: l’esplicitazione di valori e principi di riferimento da tenere presenti nell’azione delle scuole; la precisazione di elementi organizzativi quali il coinvolgimento delle discipline e dei docenti; la possibilità di ampliare il monte ore annuale previsto dalla legge (33 ore); le modalità della valutazione da esprimere in modo diverso a seconda dell’ordine e grado di scuola, anche ai sensi della recente normativa (legge n. 41 del 6 giugno 2020); il raggruppamento delle tematiche in tre grandi aree ( Costituzione, Sostenibilità, Digitale), ecc. Nonostante questi e altri aspetti meritevoli il documento lascia irrisolti alcuni nodi che creeranno difficoltà alle scuole.

 1° Nodo: i tempi

Già a settembre 2019 era noto che dovevano essere emanate le Linee guida le quali, se fornite in autunno, avrebbero potuto orientare le attività che le scuole erano chiamate a svolgere già nell’anno scolastico 2019/2020. Non si capisce perché si sia dovuto aspettare un anno per avere un documento che, oltretutto, richiede alle scuole una serie di complessi adempimenti fin dal prossimo settembre, mese in cui molte e difficili problematiche dovranno essere affrontare per assicurare la incerta fase della ripartenza. Una volta constatato il ritardo nell’emanazione e ancor più la complessità dell’avvio dell’anno scolastico 2020/2021, si poteva benissimo accogliere la proposta del CSPI di considerare l’anno scolastico 2020/2021 come una “fase di avvio” e invitare le scuole a proseguire con le stesse modalità già attuate nel corrente anno scolastico per approfondire gli aspetti valoriali, didattici e organizzativi per poi partire  negli anni scolastici 2021/22 e 2022/23. Forse non ci si rende conto del grande lavoro che le scuole sono chiamate a sostenere con l’avvio dell’anno scolastico e non ci si rende conto che una innovazione per non essere bruciata ha bisogno di tempi distesi e soprattutto di guida, sostegno e monitoraggio.

2° Nodo: i libri

Se l’Educazione civica è un insegnamento e all’alunno deve essere assegnata una valutazione, è necessario che sia previsto e adottato un libro di testo, come per una qualsiasi altra disciplina a meno che non si voglia intendere che, essendo un insegnamento trasversale, i contenuti possono essere reperiti all’interno dei libri di testo delle discipline interessate. Una tale soluzione significherebbe sminuire il valore di tale insegnamento agli occhi degli alunni, dei genitori e degli stessi docenti. Niente è stato detto in merito ai libri di testo! Volutamente o per dimenticanza? Su questo punto si verificherà una grande confusione a settembre. Il ministero sa come si è comportata l’editoria scolastica? Bastava assumere consapevolezza su questo aspetto per prorogare ancora di un anno l’introduzione dell’insegnamento e fornire indicazioni uniformi alle case editrici.

Ecco la situazione editoriale. La quasi totalità delle case editrici con l’emanazione della legge 92/2019 (agosto) ha provveduto a predisporre manuali scolastici appositi per l’Educazione civica sulla base delle informazioni presenti nella legge. I suddetti manuali sono stati proposti, unitamente ai testi delle altre discipline, per le adozioni relative all’anno scolastico 2020/2021 che di norma avvengono nel mese di maggio.  Sappiamo però che, a causa della pandemia, alle scuole è stato data la possibilità di riconfermare i testi adottati nell’anno scolastico 2019/2020 oppure di procedere ugualmente a nuove adozioni. Quando le scuole hanno effettuato questa operazione (entro il 10 giugno 2020) le Linee guida non erano state emanate e di conseguenza nessuna scuola ha provveduto ad effettuare l’adozione specifica dei testi di Educazione civica.

La situazione, pertanto, a settembre sarà molto eterogenea e confusionaria:

  1. molte scuole si troveranno senza libri di testo di Educazione civica e l’insegnamento non potrà assumere l’autorevolezza culturale, epistemologica e pedagogica che una disciplina richiede;
  2. le scuole che hanno proceduto a nuove adozioni si troveranno, soprattutto per il primo ciclo, i testi di Educazione civica già inseriti nel pacchetto adottato;
  3. le scuole che hanno riconfermato i testi in vigore non avranno a disposizione il testo di Educazione civica perché le adozioni sono state effettuate nell’anno scolastico 2018/2019 (prima della legge n.92 di agosto 2019);
  4. alcune scuole hanno adottato la soluzione n. 2 in alcuni corsi o sezioni e la soluzione n. 3 in altri corsi o sezioni per cui nella stessa scuola alcuni alunni avranno a disposizioni i libri di testo di Educazione civica e altri alunno ne saranno privi. Quale sarà la reazione dei genitori, degli alunni e degli stessi docenti?

Sarebbe stato quanto mai opportuno – si ripete – considerare questo anno scolastico come “fase di avvio” e dare orientamenti alle case editrici in modo da evitare l’incredibile confusione sopradescritta ed avere poi  comportamenti omogenei sul territorio nazionale.

3° nodo: Traguardi di competenze e competenze del Profilo

Rimanendo aderenti a quanto richiesto dalla legge, le Linee guida dovevano indicare, come è stato fatto per tutte le altre discipline, i traguardi di competenza (così chiamati per il primo ciclo) o le competenze disciplinari (per il secondo ciclo) e gli obiettivi di apprendimento. Sarebbe stato opportuno avere, già al momento dell’introduzione formale di tale insegnamento,  questo quadro complessivo di attese (tali sono le competenze e gli obiettivi di apprendimento), indispensabili alle scuole per costruire il curricolo di istituto di Educazione civica e per orientare bene e in modo omogeneo sul territorio nazionale l’azione didattica dei docenti.  Le linee guida, invece, hanno richiesto alle scuole di enucleare i traguardi di competenze e gli obiettivi di apprendimento per i prossimi tre anni e il Ministero si è riservato di definire tali aspetti alla conclusione del triennio ossia per l’anno scolastico 2023/2024!

Tale soluzione ha eluso giuridicamente la richiesta esplicita della legge e genererà grande confusione sul territorio nazionale. Traguardi di competenze e obiettivi di apprendimento saranno eterogenei e persino i più disparati da una scuola all’altra e succederà quanto è successo con la Riforma Moratti che aveva rimesso alle scuole la definizione delle competenze riservandosi il Ministero di fornire solo le conoscenze e le abilità: la torre di Babele! Proprio per evitare tale confusione, in tutti i documenti successivi il Ministero ha fornito direttamente per ogni disciplina sia i traguardi di competenze (o competenze) sia gli obiettivi di apprendimento (conoscenze e abilità).

Questa carenza presente nelle recenti Linee guida è stata sostituita con un’altra operazione: il Ministero ha fornito negli allegati B e C  le competenze che integrano il Profilo dello studente in uscita dal primo e dal secondo ciclo. Due considerazioni in merito: tale operazione, a livello giuridico, si pone in contrasto con la legge 92/2019 in quanto non richiesta e, a livello tecnico, genera confusione sui concetti di competenze, traguardi di competenze e obiettivi di apprendimento. Si può  meglio comprendere questa assurda incoerenza  mediante un esempio relativo al primo ciclo, ma riferibile anche al secondo. Tutte le discipline di studio sono presenti nel Profilo dello studente con una sola competenza che raccoglie e ingloba i traguardi di competenze disciplinari. A conclusione del primo ciclo, ad esempio,  la competenza per l’Italiano è una sola ed è così descritta:

Dimostra una padronanza della lingua italiana che gli consente di comprendere enunciati e testi di una certa complessità, di esprimere le proprie idee, di adottare un registro linguistico adeguato alle diverse situazioni.

La stessa modalità è utilizzata per le altre discipline, alcune delle quali sono persino accorpate in una unica competenza (es. Matematica, Scienze e Tecnologia; Storia e geografia; Arte, Musica, Educazione fisica).

L’assurdo è questo: Il Profilo dello studente al termine del primo ciclo comprende sei competenze in cui sono racchiuse tutte le discipline e altre sei competenze trasversali o comportamentali. Ora avremo nel Profilo altre 12 competenze per il primo ciclo e 14 per il secondo ciclo solo per l’Educazione civica!  L’Italiano si presenta agli occhi dei genitori e degli studenti con una sola competenza e l’Educazione civica con dodici? E’ da dire anche che tra le sei competenze trasversali del Profilo già figurano alcune che sono attinenti all’Educazione civica:

Ha buone competenze digitali, usa con consapevolezza le tecnologie della comunicazione per ricercare e analizzare dati ed informazioni, per distinguere informazioni attendibili da quelle che necessitano di approfondimento, di controllo e di verifica e per inter agire con soggetti diversi nel mondo.

Ha cura e rispetto di sé, come presupposto di un sano e corretto stile di vita. Assimila il senso e la necessità del rispetto della convivenza civile. Ha attenzione per le funzioni pubbliche alle quali partecipa nelle diverse forme in cui questo può avvenire: momenti educativi informali e non formali, esposizione pubblica del proprio lavoro, occasioni rituali nelle comunità che frequenta, azioni di solidarietà, manifestazioni sportive non agonistiche, volontariato, ecc.

Una domanda appare legittima: quale necessità c’era di modificare il Profilo, se le competenze riferibili all’Educazione civica sono già presenti?

Si aggiunge un’altra considerazione che rende ancor più incomprensibile la modifica del Profilo: le dodici competenze del Profilo al termine del primo ciclo sono riportate nel modello di certificazione delle competenze, allegato al D.M. 742 del 3.10.2017, che a questo punto dovrà essere modificato in quanto integrato con le dodici competenze di Educazione civica. Questa operazione genererà ulteriore confusione e il modello di certificazione diverrà tanto ampio da essere dispersivo!

Ultima considerazione: le competenze del Profilo, perviste negli Allegati B e C delle recenti Linee guida,  potevano essere benissimo considerati traguardi di competenze e obiettivi di apprendimento da indicare alle scuole come riferimento sin dal prossimo anno scolastico. Alla conclusione del triennio potevano essere ampliati e resi definitivi anche sulla base dei suggerimenti delle scuole. La coerenza e la semplicità non sempre sono obiettivi dell’Amministrazione!

 

CONCLUSIONE (IM)PROBABILE

A fronte di tale situazione sarebbe opportuno che il Ministero:

  1. dica alle scuole di considerare il prossimo anno scolastico 2020/2021 come “fase di avvio” della sperimentazione e di continuare con le stesse modalità utilizzate nell’anno scolastico 2019/2020;
  2. fornisca orientamenti alle case editrici e alle stesse scuole circa l’adozione dei libri di testo da utilizzare a partire dall’anno scolastico 2021/2022 in modo da avere uniformità su tutto il territorio nazionale;
  3. espliciti che le competenze del Profilo sono solo di orientamento per le scuole in questa prima fase (anni scolastici 2020/2021, 2021/2022, 2022/2023 ) e non comportano per ora la modifica del Profilo.

Sarebbe una soluzione necessaria e gradita.